La Citroën 2CV è stata una delle automobili popolari più amate d’Europa, ma nella sua lunga carriera ha avuto anche una sorella decisamente aristocratica. Si chiamava Citroën Bijou e, nonostante condividesse la meccanica con l’utilitaria francese, sembrava appartenere a un mondo completamente diverso.
Una piccola coupé dalle linee eleganti, con carrozzeria in vetroresina e dettagli ripresi dalla prestigiosa DS, costruita in Inghilterra tra il 1959 e il 1964. Il suo destino commerciale fu però assai meno brillante delle ambizioni iniziali: appena 207 esemplari prodotti, sufficienti a renderla oggi una delle Citroën più rare del dopoguerra.
La sua storia torna d’attualità mentre il marchio francese prepara il ritorno della 2CV in chiave elettrica, anticipato al Salone di Parigi 2026 da una concept car.
La 2CV inglese che nessuno voleva comprare
Per comprendere la nascita della Bijou bisogna tornare agli anni Cinquanta, quando Citroën produceva la 2CV anche nello stabilimento britannico di Slough, attivo su questo modello dal 1953. In Francia la piccola bicilindrica conquistava automobilisti grazie a semplicità ed economicità. Nel Regno Unito, invece, incontrava difficoltà.
Tra il 1953 e il 1959 furono assemblate soltanto 673 vetture, delle quali 340 destinate all’esportazione. Il problema principale era il prezzo. L’importazione dei componenti dalla Francia e alcune modifiche specifiche per il mercato britannico rendevano la 2CV sensibilmente più costosa delle concorrenti locali.
La versione inglese disponeva infatti di impianto elettrico Lucas a 12 volt, finestrini posteriori apribili, bagagliaio metallico con serratura e finiture cromate supplementari. Il listino raggiungeva 598 sterline, circa il 19% in più rispetto all’Austin A30.
Con l’arrivo della Mini, più moderna e competitiva, la situazione diventò ancora più complicata.
Una carrozzeria in vetroresina ispirata alla DS
Per sfruttare le scorte di telai e rilanciare l’attività dello stabilimento, Citroën UK decise di realizzare un’automobile completamente diversa. Il progetto venne affidato a Peter Kirwan Taylor, designer che aveva già contribuito alla definizione delle linee della Lotus Elite.
Nacque così una coupé a due porte con carrozzeria in poliestere rinforzato con fibra di vetro, prodotta dalla società britannica C.F. Taylor Plastics. Il risultato aveva pochissimo in comune, esteticamente, con la 2CV tradizionale.
Il frontale era basso e arrotondato, mentre la coda richiamava la Citroën DS, dalla quale provenivano anche alcuni particolari, tra cui volante e maniglie delle portiere. Presentata al Salone di Londra del 1959, la Bijou puntava su un’immagine più ricercata per attirare automobilisti poco interessati alla spartana utilitaria francese.
Sotto la carrozzeria, tuttavia, rimaneva il piccolo bicilindrico da 425 cm³ e 12 CV. La velocità massima si fermava intorno agli 80 km/h, prestazione modesta per una vettura che voleva presentarsi come una coupé raffinata.
Costava più della Mini, ma andava molto più piano
Il principale ostacolo al successo della Bijou fu ancora una volta economico. Con un prezzo di 674 sterline, la coupé risultava più costosa della già poco competitiva 2CV britannica. La costruzione quasi artigianale, inoltre, rendeva complesso l’assemblaggio della carrozzeria in vetroresina, rallentando la produzione e aumentando i costi.
L’aspetto elegante non riusciva a compensare prestazioni limitate e un posizionamento commerciale difficile da giustificare. La produzione terminò nel 1964, dopo appena 207 esemplari. Oggi quella che fu un’insuccesso industriale rappresenta una rarità da collezione, capace di raccontare un capitolo poco conosciuto della storia Citroën.
La Bijou dimostrò che persino la più semplice delle utilitarie poteva trasformarsi in una coupé dall’aspetto esclusivo. Ma anche che, senza un prezzo competitivo, l’eleganza da sola non bastava a conquistare il mercato.
Il post Citroën Bijou, la 2CV più rara e raffinata della storia: ne costruirono soltanto 207 è comparso la prima volta su Autoblog.